Stenting ureterale

Cateterismo ureterale e stenting

È una procedura diagnostica: nel caso in cui viene seguito dall’iniezione di mezzo di contrasto per praticare una ureteropielografia retrograda, nel caso in cui si voglia praticare un esame citologico selettivo della via urinaria (raccogliendo il liquido di lavaggio iniettato attraverso il catetere). 

È una procedura terapeutica necessaria in caso di ostruzione ureterale da cause interne all’uretere (calcoli, restringimenti cicatriziali, tumori) o da compressione dall’esterno (tumori, ematomi, raccolte urinarie o linfatiche), nonché in presenza di rotture dell’uretere (fistole) o dopo chirurgia ureterale o renale. Raramente si tratta di un provvedimento definitivo e in tal caso il tutore ureterale dovrà essere periodicamente sostituito. Generalmente l’applicazione di un catetere ureterale rappresenta un provvedimento temporaneo.

Indicazioni

Tecnica e decorso postoperatorio

Stent "Mono J"

Attualmente sono entrati comunemente nella pratica clinica cateteri ureterali autostatici (stent), per cui oggi, con il termine di cateterismo ureterale per ostruzione si intende quasi sempre “applicazione di stent autostatico”, ma il cateterismo ureterale non autostatico ha ancora indicazioni ben precise nella valutazione funzionale del rene attraverso la misura selettiva delle urine eliminate e la qualità delle stesse, nelle pionefrosi e nei cateterismo di breve durata (24-48 ore) a seguito di manovre operative come ureteroscopia, quando si vuole prevenire una ostruzione ureterale da edema.

 

Il cateterismo ureterale può essere effettuato in anestesia locale, in sedazione o in in anestesia spinale o generale. Si inserisce in vescica il cistoscopio: attraverso questo si fa passare un piccolo catetere (il catetere ureterale) che viene inserito nel meato ureterale. Da qui si inietta il mezzo di contrasto iodato nell’uretere fino a raggiungere l’ostacolo. 

Stent "Doppio J"

Per superare l’ostacolo, nel caso in cui questo non avvenga semplicemente, si usano cateteri ureterali all’interno dei quali possano passare fili-guida molto scivolosi che con particolari movimenti superano gli ostacoli e consentono al catetere ureterale, fatto scivolare su di essi, di pervenire nella pelvi renale e drenare il rene ostruito. Il catetere autostatico presenta due ripiegamenti (riccioli) con i quali si ancora nel rene e nella vescica. Dopo questa manovra può essere lasciato un catetere vescicale per 24 ore allo scopo di evitare il reflusso e la intolleranza vescicale dello stent che si verifica soprattutto nelle prime ore.

Possibili complicanze

La durata del ricovero dipende principalmente dalla causa che ha determinato la necessità della manovra (spesso può essere effettuata in regime di Day Hospital). 

Si tratta di una procedura tecnicamente semplice, mini-invasiva, in grado di risolvere ostruzioni ureterali di ogni tipo; tuttavia, quando la peristalsi ureterale non è più valida (uretere neoplastico, fibrosi estesa dell’uretere) l’ostruzione precoce del catetere ureterale non consente il funzionamento ottimale. In questi casi il drenaggio migliore si ottiene con la nefrostomia percutanea.

Le complicanze post-operatorie precoci sono: dolore lombare da reflusso, ematuria, sintomatologia da corpo estraneo vescicale, dislocazione o ostruzione dello stent, perforazione ureterale (molto rara).

Le complicanze tardive sono: incrostazioni, dislocazioni (risalita, con necessità di recupero mediante intervento endoscopico, o discesa, con necessità di nuova applicazione) ed ostruzioni del tutore, rottura del tutore (di solito da eccessiva permanenza dello stesso), infezioni urinarie ricorrenti, sintomatiche e scarsamente responsive alla terapia antibiotica

Per doverosa informazione, si ricorda che la visita medica rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico. I consigli forniti in questo sito devono essere intesi semplicemente come suggerimenti di comportamento.